Nusco: L'Antica Città Vescovile e il Balcone Panoramico dell'Irpinia
Nusco, situata a 914 metri di altitudine sulla linea spartiacque tra il Tirreno e l’Adriatico, è nota come il “Balcone dell’Irpinia”. La sua posizione privilegiata offre uno dei panorami più vasti del Mezzogiorno, con l’orizzonte che spazia dal massiccio del Vulture al Terminio, fino ai Monti Dauni. Terzo comune più alto della provincia di Avellino e annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”, Nusco è una città d’arte e di fede che ha saputo conservare intatto il fascino del suo impianto medievale, rendendola una tappa imprescindibile per chiunque voglia scoprire l’anima più autentica e aristocratica dell’Appennino campano.

Un Patrimonio tra Cattedrali e Castelli
La storia di Nusco come Civitas ha inizio nel XI secolo, legata indissolubilmente alla figura di Sant’Amato, primo vescovo e patrono, le cui spoglie sono custodite nella maestosa Concattedrale. L’edificio è un palinsesto di stili: la sua facciata cinquecentesca in pietra locale fu frutto di uno storico accordo del 1521 tra il clero e la cittadinanza (la rinuncia allo jus tumuli in cambio dell’edificazione del campanile). Altro pilastro storico sono i resti del Castello Longobardo, antica fortezza che nel Medioevo offrì rifugio a personalità come Guglielmo, ultimo duca di Puglia, e il Re Manfredi. Recenti scavi archeologici stanno riportando alla luce camere e archi in pietra che testimoniano l’antica gloria del maniero, saccheggiato e incendiato durante la restaurazione sanfedista.
Fede e Architettura: L’Abbazia e la Santa Croce Oltre al centro storico, il territorio vanta l’Abbazia di Santa Maria di Fontigliano, risalente almeno al VI secolo d.C., un antico fortilizio romano poi trasformato in centro monastico benedettino. All’ingresso del borgo spicca invece il Monumento della Santa Croce (1619), un’opera in pietra locale unica nel suo genere, caratterizzata da una colonna monolitica sostenuta da quattro leoncini e riccamente istoriata. Ogni vicolo di Nusco, con i suoi palazzi nobiliari e le sue cinque chiese urbane (tra cui spiccano la SS. Trinità e San Giuseppe), racconta la storia di una comunità che ha saputo trasformare la pietra in arte e la devozione in identità.
La Notte dei Falò: un Rito di Rinascita L’evento identitario più sentito è senza dubbio la “Notte dei Falò”, che si celebra a metà gennaio. Questo rito affonda le radici nella tragica peste del 1656: i fuochi venivano accesi per bruciare gli oggetti infestati e purificare l’aria. Oggi la festa si articola in tre momenti simbolici — Leuna (Legna), Fuocu (Fuoco) e Vrasa (Brace) — trasformando il borgo in un grande teatro a cielo aperto dove il calore delle fiamme simboleggia la pulizia delle anime e la rinascita della comunità. È un momento di condivisione che unisce folklore, spiritualità e calore umano nel cuore dell’inverno irpino.
Gastronomia: i Sapori dell’Alta Quota La cucina nuscana è un trionfo di piatti “poveri” ma nobili per sapore. Tra le eccellenze spiccano il baccalà alla purtucaregna e le paste fatte a mano come i cicalucculi (gnocchetti), i nucchitelli (farfalle) e la celebre maccaronara. Il territorio è inoltre zona d’elezione per la raccolta della Castagna di Montella IGP e per la produzione di insaccati pregiati come la soppressata. Piatti tipici come la pizza chiena e le vraciole ri cotuca (involtini di cotica) completano un’offerta gastronomica che riflette la ricchezza agricola e pastorale di un borgo che vive in simbiosi con la sua montagna.
I comuni dell’Alta Irpinia: